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La donna nella moderna società

 

L'articolo 3 della nostra Costituzione recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.»

Questo è quanto dice la Costituzione ; ma sappiamo che non sempre questo assunto viene rispettato.

A parte rare eccezioni, come donne particolarmente intraprendenti che hanno avuto ruoli fondamentali nella storia, la donna da sempre è stata considerata inferiore all'uomo, adducendo, a supporto di questa tesi, vere e proprie inferiorità fisiche ed intellettive.

In questi ultimi anni abbiamo assistito, ed ancora assistiamo, ad un processo di liberazione della donna dalla sua antica schiavitù, dalla sua sottomissione all'uomo. La donna ha preso coscienza di sé e delle sue capacità.

Ormai anche qui in Italia incontriamo sempre più spesso donne nel ruolo di vigile urbano, capostazione, direttore di azienda, avvocato, giudice.

In principio il vigile in gonnella faceva sorridere, ora ci si è abituati e anzi si teme di più il vigile di sesso femminile che quello di sesso maschile. La vigilessa è molto più rigida ed implacabile.

Non esiste mestiere che la donna non si adatti a fare. Oggi è diventata addirittura sacerdote; dando luogo a non poche polemiche.

La distinzione tra uomo e donna è sempre stata individuata nel fatto che la donna è moglie e madre; mentre l'uomo è essenzialmente il capo famiglia, colui che usciva per lavorare, portava i soldi a casa e comandava pretendendo rispetto ed obbedienza assoluta.

Bisogna ammettere che oggi questo quadro familiare lo si riscontra ancora solo in determinati ambienti sociali, ceti più o meno bassi, nei quali l'uomo non ha lasciato alla donna la libertà di esprimersi fuori dal focolare domestico, non le ha dato l'opportunità di emanciparsi.

Per lo più non è difficile vedere famiglie in cui uomo e donna lavorano fuori casa, entrambi con cariche importanti, nelle quali entrambi contribuiscono al bilancio economico della famiglia ed entrambi sbrigano le faccende domestiche in un rapporto di reciproca collaborazione.

Non c'è più una netta separazione dei ruoli, anche se la donna è l'unica che continua ad essere moglie e madre.

Comincia a scomparire anche quel tipico atteggiamento maschilista in ambiente lavorativo, laddove la donna era prima vista solo come oggetto di ammirazione fisica, di attrazione sessuale, si cominciano ad apprezzarne le doti intellettive, a rispettarla per il lavoro che svolge e talvolta ad ammirarla, con senso quasi di devozione, perché, benché si sia sempre sostenuto che la donna è il sesso debole, è stato ampiamente dimostrato che non è affatto così.

Le donne riescono a portare avanti un lavoro di responsabilità con la stessa tenacia e abilità di un uomo, spesso associando ad un lavoro di responsabilità fuori casa la conduzione di una casa e di una famiglia, riuscendo al tempo stesso ad essere moglie, madre e dirigente di azienda.

E non è poco per un essere umano che alcuni si arrogano il diritto di definire «il sesso debole».