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Per lo sviluppo economico e civile della società moderna, l'istruzione è il migliore «investimento». Quali caratteri deve assumere il sistema scolastico per perseguire il fine.

 

L'evoluzione tecnico-scientifica impone un profondo rinnovamento della scuola, dei suoi programmi, dei suoi metodi, dei suoi obiettivi.

In una società caratterizzata dalla rapida trasformazione delle sue strutture e da un costante sviluppo industriale, la scuola acquista un'importanza fondamentale, come ambiente e strumento, insieme, insostituibile per diffondere tra le nuove generazioni un patrimonio di informazioni e di conoscenze adeguate ai tempi, e per promuovere l'assunzione di una responsabile consapevolezza degli aspetti, delle condizioni oggettive e dei problemi della civiltà contemporanea.

La società attuale richiede, infatti, un'informazione ed un'istruzione estesa ed agile, tale che possa assicurare l'adattamento dell'impegno e dell'intelligenza alle funzioni, ai compiti, agli orientamenti; ma anche ai mutamenti delle strutture economiche e politiche, culturali e industriali della realtà contemporanea.

In tale contesto la scuola deve promuovere e consentire, dunque, la promozione delle capacità individuali, la realizzazione della personalità umana, l'acquisizione di un'istruzione concreta e razionale, non astratta e formale.

Il fine fondamentale dell'azione della scuola va individuato, pertanto, sia nell'educazione etica e sociale che nella preparazione tecnico-scientifica dei giovani.

La scuola, infatti, non può essere più considerata come la palestra di un sapere astratto, libresco, formalistico, ma deve essere organizzata conformemente alle attese e alle esigenze della società attuale.

E poiché la produzione industriale e lo sviluppo tecnico-scientifico sono elementi fondamentali della nostra società, la scuola deve essere intesa come una forma privilegiata di investimento delle risorse adeguate, che le assicurino una dimensione industriale.

Nelle presenti condizioni non è ammissibile, infatti, che la scuola costituisca oggettivamente uno spreco economico tanto grave quanto ingiustificato.

Nel rispetto delle sue finalità precipue, l'istruzione scolastica deve provvedere a darsi un'organizzazione che le consenta di produrre competenze e capacità professionali utili ed indispensabili al progresso della collettività.

I principi della programmazione economica ed i metodi dell'organizzazione industriale devono essere introdotti ed adottati anche nella scuola: solo così potrà essere assicurato il conseguimento delle finalità sociali che competono all'istruzione scolastica e l'utilizzazione produttiva delle risorse che la collettività destina all'istruzione ed alla educazione delle nuove generazioni.

In tale prospettiva e nell'ambito di una società in cui l'educazione non è più ormai compito esclusivo della scuola appare necessario che l'insegnante, responsabile in misura preponderante del conseguimento dei fini educativi e dei metodi didattici, adegui la sua azione e configuri la sua fisionomia culturale e tecnica a funzioni nuove, a un ruolo diverso.

In altri termini, se si riconosce validità educativa alle esperienze di vita e di cultura che i giovani hanno al di fuori dell'ambiente scolastico, risulta evidente che l'insegnante non può e non deve più ritenersi e comportarsi da sovrano assoluto, da responsabile unico e supremo dell'educazione, ma accettare un ruolo nuovo e responsabilità diverse, adeguando la sua azione alle esigenze e ai compiti che la società attuale riconosce fondamentali.

Non si tratta né di umiliare, né di dissacrare, né di affermare inutile o secondaria la presenza, la figura e l'opera dell'insegnante, ma di delineare e precisare un diverso carattere del suo intervento nell'educazione educativa, come esperto di metodi e tecniche di apprendimento e di insegnamento, come consigliere permanente, come coordinatore di varie esperienze ed attività.

L'insegnante, perciò, come educatore di generazioni che non sono più disposte ad accettare e subire né contenuti pedagogici né metodologie didattiche, né fini educativi che siano stati elaborati e determinati senza la loro partecipazione, senza il loro contributo, ha il dovere di porsi non contro gli allievi per imporre loro quanto essi rifiutano o criticano, ma accanto ad essi per accogliere e interpretare esigenze e attese, discussioni e analisi, speranze e progetti, ansie e problemi.