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Tema su Boccaccio tra Medioevo e Rinascimento

 

Il problema della posizione storica del Boccaccio divide tuttora la critica letteraria in tentativi discordi, che, se non altro, giovano sempre più alla conoscenza e alla comprensione della psicologia e degli interessi umani e artistici del grande trecentista. Un primo stimolo dialettico è fornito da un confronto con due esimi predecessori e contemporanei, che rappresen­ tano rispettivamente il punto culminante della civiltà medievale e il momento critico in cui la sopravvivenza di elementi tradizionali si sovrappone ai fermenti nuovi. Rispetto a Dante e a Petrarca, che incentrano tutto il contenuto poetico sulla loro persona, il Boccaccio tende ad espandere la sua espe rtenza autobiografica alla realtà esteriore, alla contemplazione dei molteplici e cangianti aspetti dell'esistenza umana. E la ragione deve esere ricercata nel fatto che quelle manifestazioni culturali offrono una straordinaria ricchezza di motivi poetici, che si prestano ad essere assimilati e ricomposti in superiore dignità dalla squisita sensibilità del certaldese. A paragone, quin­ di, di quella del Petrarca, la personalità boccacciana si presenta meno complessa e, per usare un termine moderno, meno complessata, libera cioè da preoccupazioni religiose e morali. Tutto lo sforzo dell'animo e della mente del nostro maggiore prosatore del secolo XIV risulta, quindi, teso a raggiungere il perfetto equilibrio tra un'esperienza sentimentale esuberante e tumultuosa e una serenità dello spirito e dello strumento espressivo. Tale curiosità e libertà di rappresentazione potrebbero indurre a collocare l'autore del Decameron decisamente nella temperie umanistica. Ma è impressione apparente e parziale: non mancano, infatti, documenti contrastanti e di natura sicuramente medievale, forse in misura maggiore che nel Petrarca. Appare, pertanto, più prudente e più giusto attribuire al Boccaccio una posizione intermedia, sullo «spartiacque» tra Medioevo e Rinascimento.

La conformazione medievalista del certaldese è riscontrabile, ad esempio, nel frequente ricorso agli scrittori del Duecento e del Trecento, dagli stilnovisti e dall'Alighieri a quelli della corrente borghese e popolareggiante. A parte la stratificazione tematica, spirituale e stilistica del Decameron,che per alcuni studiosi risentirebbe di influenze che vanno dai lamenti ai flabliaux, dai cantari ai romanzi francesi, non pochi elementi dell'arte e della cultura precedenti sono facilmente riscontrabili soprattutto nelle opere minori, che risultano concepite ed alaborate all'insegna di moduli allegorico-didattici. Si pone in evidenza, inoltre, l'ossequio alla tecnica medievale, che nel capolavoro ricalcherebbe addirittura le norme del cursus e della prosa (rimata; per cui il Decameron sarebbe organato in una «grandiosa architet­ tura gotica», in cui sarebbero rappresentati i molteplici aspetti della vita della civiltà della trascendenza. Il mondo delle novelle decameroniane, del resto, i è quello ducentesco e trecentesco della borghesia mercantile comunale. Il ' linguaggio e lo stile, infine, posseggono poche peculiarità dei nuovi tempi, ranche se sono magistralmente modulati in una prosa scaltrita e funzionale. Ma la presenza di tanti elementi della cultura medievale non autorizza a considerare il Boccaccio interamente e psicologicamente calato nella civiltà, che mostrava evidenti cenni di disgregazione e di rinnovamento. Se, da una parte, la sua «commedia umana» si presenta complementare, e non in contrasto, a quella «divina» dell'Alighieri, bisogna riconoscere che gli aspetti tradizionali sono in lui originalmente rivissuti nella coscienza di una crisi della trascendenza e dell'universalismo. La permanenza erudita di stampo medievale rivive in lui accanto alla considerazione di un mondo classico non chiuso e distaccato dalle modificazioni e dai distorcimenti moralistici precedenti. In questo più libero rivolgersi al passato è, senza dubbio, assente l'acuto lavoro filologico che troviamo invece nel Petrarca; in compenso, però, egli mostra di aver compreso, più del cantore di Laura, l'importanza del mondo greco, di cui si adopera di intendere il linguaggio e lo straordinario apporto culturale.

Ma più che per tali connotazioni esteriori, il Boccaccio anticipa il Rinascimento per certi nuovi atteggiamenti spirituali. Nel Decameron sono, ! ad esempio, evidenti l'odio contro ogni forma di ipocrisia, un senso sano del reale nei suoi molteplici aspetti, il trionfo della vita nei suoi umani valori, la serietà artistica liberata da sopravvivenze moralistiche e normative. A tali chiari elementi si aggiungono il superamento del concetto stilnovistico della nobiltà chiuso nell'unico ed aritstocratico contenuto del «cor gentile», si accoglie l'esaltazione dell'ingegno, dell'intelligenza, della virtù come elementi appartenenti alla creatura umana di qualunque ceto sociale faccia parte. La spregiudicatezza nel considerare le qualità e i valori individuali non esclude neppure la donna, di cui viene proposto un nuovo ideale preludente, per certi aspetti, alle avanzate conquiste del moderno femminismo. Per queste compresenze in apparenza contraddittorie la posizione storica del Boccaccio non può definirsi che a cavallo tra un mondo in dissoluzione e uno che nasce destinato a rivoluzionare valori, istituzioni, gusti e fondamenti culturali.