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Tema su Dante alla luce della situazione sociale, politica e culturale del Trecento.

 

La cultura immagazzinata dalla mente di Dante rivela una sintesi grandiosa e geniale di tutta l'esperienza di pensiero e di stile che la civiltà medievale ha affinato durante un travaglio secolare. La grandezza dell'Alighieri non deve, pertanto, essere ricercata tanto nella misura in cui il suo intelletto sia riuscito ad esprimere in modo organico i temi e le forme espressive che negli altri scrittori si presentano separati, quanto nell'ansia di superamento e nell'angoscia dei limiti umani. L'autore della Commedia non si rivela culturalmente superiore al tempo in cui vive; il suo enciclopedismo può stupire se sia rapportato all'evoluzione realizzata dalla civiltà comunale in tutti i campi del sapere; ma non suscita invece ammirazione qualora si consideri la poca originalità di quelle meditazioni. Gli studi filosofici e teologici, ai quali Dante si dedicò negli anni successivi alla composizione della Vita Nova, pur rispecchiando l'interna brama di raggiungere la verità attraverso la risoluzione dei complicati e misteriosi problemi della conoscenza, non denunciano una impostazione nuova. È così che il tanto decantato tomismo appare, nel pensiero dell'Alighieri, inficiato di platonismo e di altri influssi. Persino l'aristotelimo della sua filosofia e metafisica non risulta affatto assimilato direttamente dal pensiero greco, bensì attraverso i com­menti di Alberto Magno. La cultura filosofica e teologica dantesca, quindi, è frutto di elaborazione eclettica.

La critica, tuttavia, è unanimemente concorde nel!'individuare i vari elementi che fanno dell'Alighieri un estraniato in seno alla civiltà trecentesca. La sua adesione intellettuale ad una concezione unitaria e universale delle supreme istituzioni che reggono il mondo (il Papa e l'Imperatore) lo pone in polemica con la situazione evolutiva del proprio tempo, durante il quale è in atto un processo di trasformazione verso l'autonomia politica di nazioni e di comuni. In contrasto con i tempi si rileva altresì l'ispirazione visionaria del pensiero dantesco in affinità sentimentale con l'apocalittica grandiosità delle vicende ipotizzate negli scritti di Gioacchino da Fiore. Il sentimento religioso, inoltre, si fonda su una fede più razionalistica che af­fettiva. Tutto ciò avvicina il Nostro alla spiritualità decisamente pre-gotica dell'Alto Medioevo. Dante, infine, rimpiange sempre la scomparsa di conformazioni sociali e culturali, al suo parere certamente più aderenti e salu­tari nei riguardi dei progetti moralizzatori della sua concezione monolitica del mondo ma certo non in linea con i rivolgimenti operati dal tempo in Firenze e nelle varie regioni della penisola.

Il tentativo di salvare istituzioni, che potrebbero ridare all'umanità e alla Chiesa l'antico splendore e le proprie funsioni alla guida del genere umano, si rivela associato ad intuizioni che precorrono l'avvento del Rinascimento, ma che erano già potenzialmente presenti nella sua epoca. Spiriti umanistici sono riscontrabili, ad esempio, nella sua dimestichezza con gli autori classici, nel senso della maestà e della grandezza di Roma, nel suo tirocinio stilistico e linguistico alla scuola dei modelli classici, nella coscienza della libera e individuale elaborazione creativa del proprio intelletto; e così via. Con ciò si vuole evidenziare che, nonostante tutto, il genio dantesco assorbe nella sua poliedricità quegli elementi diversificatori che sono in ebollizione nelle discussioni fra i dotti del suo tempo. Si dimostra sensibile al messaggio francescano rivolto ad una maggiore considerazione del terreno; in politica il suo pensiero si va decisamente orientando verso l'indipendenza dell'Impero dalla Chiesa.

Nel campo delle ricerche tematiche e stilistiche Dante non cessa mai di sperimentare nuove vie. In questa direzione si assiste davvero ad un al­largarsi di interessi, anche al di fuori della tematica dell'amore cortese, soprattutto verso contenuti morali e realistici, che preludono al futuro cantore della rettitudine e all'efficace fustigatore dei vizi.

In questo continuo tirocinio artistico il poeta fiorentino affina i suoi strumenti espressivi, i quali, se ripetono all'inizio le forme della raffinata retorica medievale e quelle delle esperienze poetiche tradizionali, rivelano in seguito sempre più marcata l'impronta inconfondibile del genio. Docu­mento preziosissimo di tale maturazione culturale e poetica sono le opere minori di Dante, in particolar modo le Rime. Si deve appunto alla comples­sa esperienza umana, letteraria, culturale e artistica la sublime grandezza di tale poesia, che potè accogliere in sé tutte le esperienze passate e contemporanee fondamentali in un sincretismo meraviglioso, dove l'ala del genio spazia maestosa e dominatrice.