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Tema su come si inserisce il Verga nel contesto letterario del suo tempo.

 

Il Romanticismo sentimentale del primo ottocento appare sorpassato da una nuova esigenza, di un bisogno, di una concretezza realistica che appare in contrasto con i sogni e gli ideali degli anni precedenti.

Non si tratta di un fenomeno esclusivamente letterario o limitato alla storia ma che abbraccia tutte le altre discipline.

Nel campo letterario, comunque, il realismo si contrappone soltanto apparentemente alla tradizione dell'ottocento; in effetti esso ne perseguiva i motivi più validi, ne realizzava alcuni dei presupposti essenziali, ad esempio nei confronti del "vero" costantemente perseguito da uomini di lettere come il Berchet o Manzoni.

Il verismo in Italia fu il fenomeno più notevole del XIX secolo; tuttavia la sua fortuna presso i lettori e la critica fu per molto tempo inferiore al suo effettivo significato.

I principi del verismo derivano in Italia dalla Francia, dal cosiddetto romanzo "naturalista" che si proponeva di studiare le passioni umane negli aspetti più crudi e l'uomo nei suoi istinti e bisogni ed in modo particolare la miseria e i problemi del proletariato, la degenerazione e perversione dei sensi dell'animo.

Un esponente notevole del verismo è Giovanni Verga.

Nei suoi romanzi era sempre presente l'obiettività impersonale del racconto, questo era un canone fondamen­tale per i veristi che dovevano escludere il loro intervento fin dove era possibile; le vicende dovevano svilupparsi dall'interno, secondo le leggi del determinismo psicologico, come generare dai loro spessi precedenti e dall'ambiente in cui si svolgevano.

Il Verga in "Mastro Don Gesualdo" e ne "I Malavoglia" usava per i suoi personaggi il linguaggio del popolo. Questo modo di raccontare può sembrare elementare per le stesse parole che usa ed invece a mio parere è elemen­tare quello della tradizione che permette ai suoi autori-narratori non solo di narrare ma di giudicare ed entrare nel merito di porre la propria ideologia in modo imponente senza alcuna remora; mentre estremamente complesso è quello del Verga, nel quale è proibito ogni intervento, eppure tutto deve riuscire chiaro, comprensibile.

Come poi riesce il Verga ad esprimere il suo animo usando una tecnica così impersonale dove bisogna esporre solo i fatti e le voci e non se stesso è il segreto della sua arte.

Tuttavia, leggendo "I Malavoglia", avverto in molte pagine la partecipazione dell'autore, tanto più efficace quanto meno è scoperta. Ma si tratta sempre di una partecipazione non dichiarata, di individualità che appare a noi lettori come suggerita dalle cose, di un ideale calato nel reale.