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II lirismo dei sonetti di U. Foscolo dimostra quanto egli fosse attento.

 

Nei sonetti possiamo riscontrare tutti gli elementi della personalità umana e poetica del Foscolo: spinto inquieto ed impetuoso, agitato da forti passioni e animato da un saldo sentimento patriottico.

I tre sonetti "Alla sera", "A Zacinto", "In morte del fratello Giovanni" sono di certo i più belli e tra i più perfetti della letteratura italiana.

II primo di questi, "Alla sera", contiene una profonda liricità e malinconia. In esso il poeta, paragonando la serena quiete della sera alla morte fatale, trova momenti di pace al suo spirito martoriato. Appare in questo sonetto il tono proprio della grande poesia foscoliana, che è una

tristezza solenne e contenuta, che si placa in una dolorosa e pur virile serenità contemplativa.

"A Zacinto" rappresenta un omaggio del poeta alla sua isola natia, che viene idealizzata a mito classico. Infine, "In morte del fratello Giovanni" racchiude l'amaro rimpianto del poeta per la tragica morte del fratello, cui fa riscontro la soave figura della madre afflitta. Si tratta di Giovanni Dionigi Foscolo che si suicidò con una pugnalata alla presenza della madre. Sulla motivazione dell'insano gesto c'è chi parla di un grosso debito di gioco, chi, invece, sostiene che il giovane fu arrestato perché aveva sottratto una grossa somma di denaro alle casse dell'esercito.

Quella del suicidio dovè essere un'idea fissa nella famiglia Foscolo, dal momento che anche un altro fratello del poeta finì suicida, come appare chiaramente ne "Le ultime lettere di Iacopo Ortis".

Tra gli altri sonetti, uno dei più significativi, e che meglio illustrano la figura umana e culturale del Foscolo, è quello "All'Italia". Il poeta lo compose quando il Gran Consiglio Cisalpino propose di abolire la lingua latina e questo bastò per provocare l'indignazione del Foscolo, per il quale la lingua latina era l'ultima reliquia di una grandissima civiltà scomparsa, l'ultimo ricordo di un tempo lontano.

Il sonetto sprigiona un sincero e saldo sentimento nazionale e patriottico: il latino rappresenta per quest'ultimo l'espressione più autentica della nostra gloriosa tradizione nazionale e storica.

Altro importante sonetto è "li proprio ritratto" dove l'autore si descrive fisicamente e moralmente, secondo alcuni seguendo con ogni probabilità la moda del Settecento, in cui vi era una certa consuetudine di descrivere se stessi in composizioni poetiche.

Luigi Russo analizzando bene la cosa ha affermato: «...bisogna rendersi conto storicamente di questo gusto dell'autoritratto, che non è dovuto a ragioni meramente psicologiche ma a tutta una nuova metafisica dell'Individuo, a una psicologia del superuomo che affiorò nell'Europa del tardo Settecento e perdurò ancora nei primi anni dell'800».