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Tema sul realismo autobiografico del Boccaccio

 

Nell'ambito della critica letteraria non sono mancate insorgenze, a mio parere macchinose, nei riguardi dell'autobiografismo boccaccesco. Soprat­tutto in seno alla critica storica ottocentesca l'interesse degli studosi ha preferito evidenziare - spostando e modificando, talora arbitrariamente, al­ cuni dati inequivocabili dell'«iter» culturale del geniale scrittore di Certaldo - supporti ed eventuali allusioni a reali vicende giovanili, che sarebbero prevalentemente evidenti nelle opere antecedenti alla composizione del capolavoro. E naturale che tali connotazioni autobiografiche starebbero a testimoniare, variamente eleborate e manipolate, il ricordo bruciante di que gli anni felici e spensierati culminati nell'avventura amorosa con Maria d'Aquino. L'esperimento - che ha di positivo il fatto di aver arricchito le nostre conoscenze sul Boccaccio di utili e preziosi elementi - è stato condotto in modo massiccio su alcuni scritti giovanili che meglio si presterebbero apparentemente ad operazioni di questo genere: cioè, il Filocolo, il Ninfale d'Ameto e la riammetta. È chiaro che un certo biografismo sia sempre presente nella produzione letteraria di qualsiasi scrittore e poeta. Non è, pertanto, meraviglia che se ne riscontri anche, e soprattutto, nell'autore del Decameron, che visse intensamente una vicenda umana e culturale ricca di risvolti interessanti e molteplici.

Il difetto sostanziale della tesi positivista riguarda, dunque, il fatto di aver considerato le opere giovanili del Boccaccio un documento autobiografico, isolando singole pagine dal contesto unitario di ciascuna di esse. Dimenticando che gli eventuali temi allusivi partecipano del tono e degli stati d'animo che presiedono alla creazione di ogni opera, i sostenitori dell'autobiografismo boccaccesco si rendono colpevoli di un certo opinabile fram­ mentismo. Il Filocolo, non nasce nella mente dell'autore come illustrazione di particolari casi, ma come particolre disposizione psicologica che brucia quelle immagini realistiche nel fuoco del fantasma poetico. Si ricordi che le cosiddette opere autobiografiche del Boccaccio hanno una genesi ideale che non ammette distorsioni ad uso e consumo di ideologie e di prevenzioni più o meno irrazionali. Di .conseguenza, la «serenità» che domina nellM- meto e nella riammetta non è, o non è solo, frutto di una diversa condizione autobiografica, ma è finalizzata al calore lirico che anima e sostiene l'intera impalcatura del racconto. Le testimonianze di vita e gli apporti culturali, qualora ve ne siano, risultano amalgamati e completamente fusi in una medesima coloritura fantastica con gli elementi passionali, innalzando il tutto ad espressione poetica. Così pure l'obiettività sobria e dominata del capolavoro non attinge validità artistica da eventuali coincidenze empiriche: il pregio e l'unicità del Decameron boccaccesco affondano le radici nel fertile «humus» di uno straordinario potere creativo che esalta a sublimi altezze il multiforme e palpitante dramma della «commedia umana».

Questo innalzamento del materiale autobiografico a significazione idea­ le e, quindi, poetica ha offerto ad alcuni studiosi, particolarmente sensibili, l'estro di fare il punto sul diverso piano operativo che distingue il Boccaccio da Dante e dallo stesso Petrarca. È innegabile che il mondo boccaccesco non sia sottoposto ad alcuna interpretazione provvidenzialistica e morale, né sia ostacolato da scrupoli e da dubbi di alcun genere. Si è, pertanto, di fronte ad un'arte libera di spaziare nei campi sterminati e senza freni della fantasia. Anche per questa ragione, quindi, appare assurdo costringere una mente tanto scevra da inibizioni in meschine operazioni razionali. Tanto più che l'operazione fantastica del Boccaccio ha, con ogni probabilità, la fun zione di ristabilire sul piano dell'arte quell'equilibrio che l'esperienza gli ha negato. Tale rivalsa o, se si vuole, tale azione compensativa, comporta una rivalutazione degli elementi autobiografici alla luce del vagheggiamento di un'azione ideale. L'autobiografismo boccaccesco, insomma, non può intendersi se non come espressione fantastica, cioè come poesia.