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Struttura e poesia nella " Divina Commedia"

 

La poesia della Commedia è una delle creazioni più complesse e più alte che mente umana abbia realizzato nella sua millenaria e fulgida storia. Le forme, tuttavia, di tale poesia rivelano contorni ben precisi ed elementi distintivi inconfondibili, che appartengono a Dante e a nessun altro. Sarebbe, pertanto, in errore chi intendesse proporre paragoni e ravvicinamenti con altri poeti, che appartengono ad epoche diverse, quindi denunciano l'evoluzione di momenti del pensiero umano lontani dalle magistrali sintesi del poeta fiorentino. Il poema dell'Alighieri risulta materiato da una ferma fede nella giustizia, da una visione fattiva della vita pubblica, da un intelli­gente e profondo interesse per gli studi filosofici e teologici, da molteplici esperienze umane drammatizzate da brucianti rancori e da esaltanti amori: il tutto sublimato da uno squisito gusto estetico e da una sovrana padronanza di mezzi espressivi, A causa della progressiva presa di coscienza delle superiori ragioni dell'arte e del graduale affinamento degli strumenti stilistici anche la collera e la polemica iniziali a poco a poco sfumano nell'elegia e nella pura lirica. Il viaggio oltremondano assume con sempre maggiore evidenza l'aspetto di rappresenzione «figurale» della realtà; per cui l'esperienza umana è rivissuta dal protagonista Dante sia come antitesi di una verità superumana sia come tormentosa e autentica partecipazione.

Ma una delle mirabili costanti della poesia dantesca resta sempre l'adeguamento della forma alla materia, in un alternarsi sapiente degli stru­ menti raffinati della lirica cortese con quelli della rimeria borghese. Nella concordanza dei consensi emerge il problema unitario della poesia, che una parte della critica intende attribuire a significazioni frammentarie e a fortunati momenti creativi, un'altra parte all'intero progetto mentale realizzato in un edificio completo in tutte le sue parti. Ritorna, come si vede, di moda l'opinione limitativa dell'estetica crociana, che distingue nel Poema Sacro ciò per cui Dante è universalmente celebrato, cioè la poesia, dal complesso delle convinzioni dottrinarie, religiose e politiche, cioè dalla struttura. A parte la considerazione che non sussiste in un'opera d'arte incompatibilità fra intenzioni dottrinali e poesia, la qualifica di «romanzo teologico» conferita da Croce al capolavoro dantesco sembra, a mio parere, frutto di un equivoco. Giustamente si è osservato che è un errore escludere la teologia dall'ambito della poesia; per cui della precedente etichetta risulta più propria, anche se limitata alla terza cantica, quella di «poesia teologica». Non si vuole con questo trascurare, o diminuire, il tentativo dell'insigne filosofo di Pescasseroli, che si rifa, esasperandola, ad una istanza vichiano-desanctisiana tendente a demitizzare l'intera estetica medievale. In qualsiasi opera d'arte, in fondo, coesistono momenti di estrema tensione ed altri meno felici o, addirittura, piatti e banali; soprattutto poi quando si tratti di un risultato poetico tanto complesso come la Commedia dantesca. Tuttavia, oltre a stigmatizzare l'inopportunità di applicare a formule estetiche diverse e lontane nel tempo concezioni recenti, si fa osservare che l'opera d'arte va valutata nel suo insieme, quindi anche in quello che ci può essere di negativo.

Sul rapporto tra struttura e poesia è importante la parte rilevante dedicata dagli studiosi alla presenza dell'«allegoria» nella Commedia, dubbiosi se inserirla nella categoria della poesia o in quella della struttura. Considerando l'abito psicologico degli uomini del Medioevo ad esprimere le idee sotto forma di immagini, non deve meravigliare che l'allegoria uniformi il significato generale dell'opera dantesca. Purché, si badi, non si pretenda rilevare il senso allegorico sempre e dappertutto. Sebbene la figurazione iniziale della «selva» e delle «fiere» induca a riconoscere in quei simboli le forme di un traviamento universale, non bisogna calcare troppo l'accento sul mo­ dulo allegorico; soprattutto se si tien conto della definizione di San Tommaso, secondo il quale «il senso parabolico è compreso in quello letterale». L'allegoria dell'insieme, quindi, nulla toglie alla libera creazione degli epi­ sodi e dei personaggi; anzi fa tutt'uno con la poesia dell'immortale capolavoro. Non esiste, insomma, una netta distinzione tra il simbolo e le intenzioni artistiche dell'autore; non è raro, cioè, rinvenire figurazioni che pos­ seggono tutti i carismi di una vera ed autentica creazione artistica.