MEDIE
ISTITUTI PRIVATI
 

 

 
 

L’Italia dei popoli.



A pochi giorni dalle elezioni regionali 2010 nella fase più intensa della campagna elettorale il
timoniere dell’Unione di Centro, l’on. Pierferdinando Casini, a proposito della festa del popolo
della libertà di piazza San Giovanni a Roma affermava: “noi non facciamo come loro, populismo!”;
ma cosa è il populismo? Siamo sicuri che il populismo sia solo una degenerazione del dibattito
pubblico o con la condanna del populismo si condanna la politica in quanto tale? Quello di Casini è
forse un addio alla politica? Quando Bossi dice “la Padania esiste” è un semplice pazzo o sta
facendo semplicemente politica? Mette parole una dietro l’altra senza senso o testimonia il profilo
di un nuovo soggetto politico possibile? Il fenomeno Lega cosa rappresenta?
Con la fine dello spoglio delle schede elettorali si è constatato il netto prevalere dei partiti di centrodestra
e tra questi l’egemonia della Lega nord. Questo è dovuto al fatto che gli italiani hanno
premiato un partito semplicemente non populista, della politica del “fare” o forse un nuovo soggetto
politico che tenta di sfiorare l’egemonia?
Con la caduta del progetto di emancipazione del P.C.I. e della politica clientelare della D.C. in una
nazione sempre più secolarizzata e laica, gli anni ’80 e ‘90 sono stati caratterizzati dalla comparsa
di nuovi populismi e cioè di movimenti per le autonomie locali come il Partito d’Azione sardo, il
Movimento Neo-Borbonico di Pazzaglia, la Liga veneta di Franco Rocchetta, eccetera. Il tentativo di
trasformare quest’ultima da movimento locale a regionale porta Umberto Bossi a capo della Liga e
alla conquista di nuovi consensi. A cavallo dello scandalo di “Tangentopoli” nel 1992 nacque la
Lega Lombarda, un vero e proprio nuovo “noi” politico, un nuovo soggetto politico di matrice
etnica dalla occulta pretesa partitica, portavoce ben presto di quello che poi si chiamerà
l’etnofederalismo e cioè la pretesa politica bossiana di inaugurare una vera e propria identità
nazionale, la Lega Nord (1989), in grado di auto-rappresentarsi e affermarsi come voce ferma di
una “dura lotta del popolo padano” contro “Roma ladrona” e il “Sud parassita”. Come si sarà capito
il popolo, non è qualcosa di naturalmente dato e scientificamente indagabile ma qualcosa di
fantasticamente costruito, politicamente predato e nominato, un “noi” popolare, populista, che
all’interno di un contesto di contingenze prende la parola nel dibattito pubblico. In un momento nel
quale l’Italia vive uno dei momenti di crisi identitaria più importanti (e l’attacco alla Costituzione e
ai miti fondatori ne sono sintomi) e il Popolo italiano non è in grado più di risultare egemone,
nuove alternative politiche fioccano per occupare quel posto vuoto e quel bisogno disperato di
ognuno di noi che è il desiderio di una identità, una immagine di sé. Nel caso della Lega Nord (ma
i casi sono molteplici da Roma a Stoccolma) in nome dell’alleanza antinazionale e della
demolizione delle politiche assistenziali verso il sud che “infiacchiscono” le economie del Nord,
nelle elezioni del ’94 la Lega ottenne un buon numero di voti ma non abbastanza da diventare di un
certo peso nella coalizione berlusconiana. Gli effetti di questo anti-istituzionalismo pur sempre
regionale non fecero che indebolire la Lega stessa fino a quando Bossi non decise di trasformarla in
una identità trans-regionale del nord Italia attraverso la vecchia teorica dell’amico-nemico. Contro
la partitocrazia e le insufficienze di un governo nazionale centralizzato la Lega Nord decide di
incarnare gli ideali più grezzi della destra italiana contro un nemico molte volte dai contorni sfumati
e fantomatico ma in grado di pilotare comunque il dibattito pubblico per la fagocitazione dei
contendenti. In pratica il populismo è la politica stessa; il problema è se esso sviluppi
caratterizzazioni perverse o addirittura paranoiche. Ragion per cui per poterne capire realmente
qualcosa di politica e di populismo ancora una volta la cosa importante da fare e riuscire a porsi la
domanda criticamente senza porre pregiudizi di sorta e cercare di mantenere un occhio clinico o
fenomenologico sugli eventi.

Angelo Calemme. angelocalemme@yahoo.it