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A proposito di alcuni dubbi di ortografia e grammatica

Quando si scrive capita tutti di essere colti da incertezze riguardo alla corretta grafia di una parola. Avere dubbi è un buon segno, perché dimostra che la nostra coscienza linguistica e reattiva e sa riconoscere le zone critiche all'interno delle convenzioni ortografiche e grammaticali che regolano l'italiano scritto.

L'italiano scritto rappresenta il suono dolce della –c - nella grafia ci e c'è. Esistono però delle eccezioni: cielo e circo derivano da forme latine dittongate, e attraverso questa grafia le due parole si distinguono da altre di diversa pronuncia (celo, nascondere e ceco, abitante della rep. ceca). Hanno la grafia –cie- :

alcuni sostantivi di origine latina come:specie, superficie e società;

nomi composti con il suffisso –iere: braciere, pasticciere

i plurali di quei sostantivi femminili che al singolare finiscono per vocale+ cia: camicia= camice

quattro aggettivi derivanti dai participi presenti latini: efficiente, sufficiente, insufficiente, efficiente.

Quando una parola termina per vocale non accentata e la successiva inizia su otto con vocale è possibile che la prima delle due vocali scompaia del tutto nella pronuncia, cioè subisca un'elisione. In alcuni casi però sta al gusto di chi scrive decidere se far ricorso all'elisione oppure no, nel caso degli articoli questa regola non vale.

Se dopo l'articolo in determinativo una, le elisione è normale,va ricordato che mai si deve mettere l'apostrofo con l'articolo maschile un anche se la parola inizia con vocale. Il maschile uno non è l'elisione di uno, ma il suo troncamento.

Si parla di troncamento quando cade la vocale finale di una parola senza che sia compromessa la pronuncia abilità della parola stessa, ciò può avvenire solo a condizione che l'ultima consonante sia l, m,n,r.

L'uso corrente in italiano è di segnare l'accento grafico solo sulle parole pronte, cioè quelle che lo portano sull'ultima sillaba. Nei monosillabi l'accento serve come elemento di distinzione fra parole che hanno lo stesso significato: è (verbo) e (congiunzione).

Il modo più semplice e diretto di costruire una frase consiste nell'assumere come soggetto la persona o la cosa è compilazione, poi l'azione ricade su qualcuno, e se il verde transitivo si avrà anche un complemento oggetto; esempio io sbuccio una mela, può diventare la mela è sbucciata da me.

Il vantaggio di una costruzione passiva è la possibilità di tenere in ombra dei soggetti anonimi, portando invece al centro dell'attenzione ciò che interessa. Questa caratteristica della forma passiva fa si che sia una forma funzionale per gli articoli di cronaca nera.

Il congiuntivo è il modo verbale che esprime possibilità, l'opinione, il dubbio, la speranza, il timore. Ha la sua utilizzazione soprattutto nelle frasi subordinate. In alcune è obbligatorio, e si sono:

frasi finali, introdotte da affinché, perché;

frasi concessive, introdotte da benchè, sebbene;

dopo le locuzioni congiuntive, ammesso che, concesso che;

dopo le congiunzioni ipotetiche, se, anche, se mai,

dopo le congiunzioni condizionali restrittive,, purché, sempre che;

nelle frasi temporali introdotte da prima che;

nelle frasi esclusive introdotte da senza che;

nelle proposizioni di adeguatezza introdotte da perché