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Il linguaggio figurato

 

Il linguaggio figurato ha un valore innanzitutto espressivo, serve cioè ad esprimere nella maniera più viva, diretta ed efficace pensieri ed emozioni. Nell'uso quotidiano adoperiamo una quantità di figure grande (in panetteria possiamo chiedere una ciabatta ma il fornaio non ci darà una pantofola ma un tipo di pane).

Simili figure hanno acquistato nella lingua comune il valore di termini letterali per rispondere alla necessità di denominare oggetti o forse altrimenti non classificabili. Il criterio è quello di estendere per analogia le denominazioni delle parti del corpo a oggetti elementi della realtà che non sarebbe facile analizzare in modo autonomo.

Col tempo e con l'uso di tali metafore entrano nel lessico abituale di una lingua e perdono il loro valore figurato. La differenza tra un'espressione letterale e un'espressione sfigurata si chiama denotazione, cioè comunicazione oggettiva di un fatto, o connotazione, cioè trasmissione di un messaggio arricchito da un sovrappiù di senso che può essere un commento di tipo razionale un tono emotivo.

La figura nella teoria retorica si riferisce ad ogni forma di espressione che assume modi speciali di formulazione. Il valore informativo della figura è legato alle sue capacità di tradurre visivamente, in quanto immagine, il contenuto da comunicare come velocità assai superiore a quella linguaggio di denotativo.

Il linguaggio figurato fa parte della competenza comunicativa, cioè quel complesso di abilità che consente al parlante di riconoscere le occasioni in cui si trova impegnato a trattare certi argomenti. Bisogna vedere le figure retoriche come elementi della lingua comune prima ancora che ingredienti della lingua letteraria.

I modi di dire esprimono in modo semplice e sfigurata l'espressione o l'immagine di una situazione, di una persona, di una cosa. La differenza tra proverbio è modo di dire sta nel trattamento del significato. Nel proverbio ogni parola mantiene il suo significato autonomo mentre nel modo di dire la parola sacrifica il proprio significato a favore del significato globale dell'intera formula.

La globalità del significato è un tratto comune a tutte le espressioni figurate che costituiscono la fraseologia, settore della lingua che comprende tutte le combinazioni di parole il cui significato di insieme non si può ricavare da quello dei singoli componenti(esempio non vedere l'ora).

Le espressioni figurate più compatibili con la scrittura professionale sono quelli in cui è meno accentuato il rilievo metaforico, in cui l'organizzazione grammaticale è più spiccata. Per usare il linguaggio figurato la prima preoccupazione deve essere quella di proiettarsi verso il ricevente, adoperando cioè metafore note or immediatamente decifrabili.

Come in ogni processo informatico, che riceve il messaggio si trova in presenza di testi di cui deve capire significato. Nel caso di una figura, si dispone di un materiale espressivo fisso che ricevente dovrà ricondurre ai contenuti informativi appropriati. Le metafore sono sempre metafore ricevute che accettiamo senza soffermarci ad analizzare i singoli termini. La forza delle metafore ricevute sta dunque nel loro basarsi su analogie note tramite linguistico nella tradizione culturale.

Se scegliamo di ricorrere al linguaggio figurato dobbiamo valutarne convenienza e correttezza. A convenienza si riferisce non alla parola o all'espressione in sé ma alla sua collocazione, al suo tono nel contesto e va curata nella scrittura. Si tratterà di saper scegliere quelle forme espressive che si mostrino più confacenti all'argomento. La correttezza è data dall'assenza di dialettismi parole antiquate, errori di grammatica o di sintassi.

Il contesto può essere:

•  linguistico, quando il contenuto informativo si ricava totalmente dall'enunciato

•  situazionale, quando il significato dipende dalla situazione comunicativa

•  culturale, quando entrano in gioco fattori di conoscenza teorica o tecnica.

La diversità di situazione comporta stili contestuali differenti.

La definizione di ” prosa funzionale” si riferisce ad un prosa lineare, chiara, fortemente comunicativa. Un simile modello di scrittura concerne i testi espositivi, che prediligono uno stile neutro ma non privo di efficacia. Al dirigente d'azienda o al professionista si richiederebbe uno stile diretto e persuasivo, allo studente universitario si dovrebbe richiedere di esporre in maniera chiara e circostanziata i contenuti della sua formazione didattica, egli dovrebbe cioè dominare la prosa referenziale in quanto riferisce in forma articolata e coerente contenuti di lezioni, seminari o letture, e la prosa argomentativa, destinata. Ad argomentare criticamente una crisi. Entrambi tipi di scrittura coincidono negli scopi comunicativi.

La scrittura funzionale riguarda una vasta gamma di scritti io abbia rilevanza individuale e collettiva, come: relazioni e atti amministrativi; programmi e regolamenti; testi e libri d'informazione; manuali tecnici; relazioni sue ricerche; tesi. Si tratta di testi che hanno come scopo centrale la trasmissione dell'informazione e come tali devono avere spiccate caratteristiche di chiarezza, accuratezza e facilità di consultazione.

In definitiva la scrittura funzionale deve essere efficace, priva di componenti emotive. La misura espressiva dei testi argomentative è l'efficacia informativa, prodotta dallo stile chiaro che comunica immediatamente di contenuti che crescono a conoscenza del destinatario.

La prosa professionale impone come caratteristiche di base l'espressione chiara, redazione precisa e composizione condotta con metodo. Rapporti e relazioni sono due tipi di testo professionale. Il rapporto si limiterà a rendere conto, a riferire su certi fatti o dati, mentre la relazione ne darà anche un'interpretazione, una valutazione critica. Alla relazione si avvicina la perizia, per la sua natura di testo consultivo che riferisce il parere di esperti.